Nel 2025, la scelta di una destinazione turistica non avviene più consultando agenzie tradizionali o sogni nel cassetto. Oggi, basta un tap su TikTok o un reel su Instagram per decidere dove andare. L’influencer marketing ha rivoluzionato il settore, rendendo le esperienze condivise sui social il nuovo motore delle scelte turistiche.
Influencer e turismo: cosa sta accadendo?
Le piattaforme social come Instagram e TikTok hanno trasformato il modo in cui i viaggiatori scelgono le loro destinazioni, lo sappiamo. Da qualche anno (in particolar modo a seguito della pandemia) siamo testimoni di come un singolo post può generare un afflusso massiccio di turisti in una località precedentemente poco conosciuta.
Studi recenti evidenziano l‘impatto degli influencer sul comportamento dei viaggiatori. L’89% dei Millennial prenota le vacanze seguendo i suggerimenti e le esperienze condivise dai propri coetanei. Inoltre, il 34% ha prenotato un hotel dopo averlo visto tramite UCG (ovvero i contenuti generati dagli utenti) sui social media.
Questo fenomeno comporta non solo un aumento della domanda, con conseguenti effetti sull’economia locale ma anche a diverse implicazioni sull’ambiente. Questo genere di influencer marketing ha contribuito nel tempo alla nascita del cosiddetto “turismo da selfie”, dove i turisti selezionano le mete principalmente per scattare foto e condividerle sui social, spesso con paesaggi iconici o monumenti famosi come sfondo.
Il risultato? Un sovraffollamento di alcune destinazioni, noto anche come “overtourism”.
Nel turismo ridotto a performance digitale, il podio spetta alle località di mare: la Scala dei Turchi, in Sicilia (con 248.000 post Instagram e più di 5000 su TikTok), Punta Prosciutto, nel Salento (con 87.700 post Instagram e quasi 3000 su TikTok), i trulli fiabeschi di Alberobello, in Puglia (con 900.000 post su Instagram e quasi 32.000 su Tik Tok). Questo fenomeno tuttavia può comportare non solo un grande afflusso di turisti ma anche affitti esorbitanti, spopolamento dei centri storici e ostilità dei residenti. Un esempio emblematico è quello dell’arcipelago delle Baleari, dove le isole come Maiorca, Ibiza, Minorca e Formentera ricevono ogni anno masse enormi di visitatori. Per far fronte a questo fenomeno, il Dipartimento del Turismo ha adottato strategie di influencer marketing mirate, con l’obiettivo di promuovere le aree meno frequentate, distribuendo così meglio i flussi turistici e riducendo la pressione sulle località più popolari.
L’analisi
Jan Van Der Borg, professore di Economia e Politica del Turismo all’Università Ca’ Foscari di Venezia, evidenzia un paradosso nel comportamento turistico contemporaneo: sebbene i social inducano a una continua ricerca di nuove esperienze, la domanda turistica rimane concentrata su destinazioni iconiche del “grand tour”.
Questa apparente fluidità è in realtà sostenuta da una base rigida, con mode che emergono e svaniscono rapidamente, spesso alimentate da contenuti virali. Tuttavia, i problemi strutturali, come il sovraffollamento e la pressione sulle risorse locali, persistono e rischiano di intensificarsi con l’uso crescente dell’intelligenza artificiale nel settore turistico.
Implicazioni economiche e ambientali
L’afflusso massiccio di turisti in località promosse dagli influencer può avere effetti negativi sull’economia locale e sull’ambiente. L’aumento della domanda può portare a un innalzamento dei prezzi, rendendo la destinazione meno accessibile per i residenti e i turisti a basso reddito. Inoltre, la pressione ambientale può aumentare, con danni agli ecosistemi locali e al patrimonio culturale.
Per mitigare gli effetti negativi dell’oversize tourism, è fondamentale adottare strategie di turismo sostenibile.
Ciò include la promozione di destinazioni meno conosciute, la gestione dei flussi turistici e l’educazione dei viaggiatori sull’importanza di rispettare l’ambiente e le culture locali.
